014 – La falsa informazione

Stavo pensando a un tema delicato, soprattutto ai giorni nostri: l’informazione. Questo è il tema generale di cui desidero parlare; tema che, tuttavia, può essere diviso in capitoli. Io mi focalizzerò su tre di essi:

1) la veridicità dell’informazione trasmessa;
2) la scelta delle informazioni trasmesse;
3) lo spazio dedicato alla loro trasmissione nei maggiori canali d’informazione.

1) Per quanto riguarda il primo punto, sappiamo bene del potere distorcente dei mezzi di comunicazione di massa; non solo telegiornali, ma anche libri, film e trasmissioni radiofoniche hanno il potere di raccontarci falsità; che è ciò che accade quotidianamente. I maggiori canali d’informazione riportano falsità agli occhi e alle orecchie degli italiani. Come fanno? In quale modo riescono a far passare per veritiere informazioni false?

2) Semplicissimo: dato un determinato avvenimento, avente origine in un punto A e concludentesi in un punto B, i falsi giornalisti, i falsi autori, i falsi registi, ecc. tagliano tale avvenimento originario in più parti; poi, nella ricostruzione degli eventi da trasmettere agli italiani tramite giornali, articoli internet, servizi di telegiornale, film, libri, ecc., tali parti vengono assemblate in modo tale da far passare per cattive le vittime e per buoni i carnefici. Cattivi sono i civili che sfuggono da guerre causate da chi detiene il potere di decidere delle loro sorti, buone sono le motivazioni del massacro di interi popoli innocenti. Cattivi sono gli abitanti delle favelas brasiliane, buoni sono la polizia che spara su di loro e coloro che ordinano ai poliziotti di farlo. Cattivi sono i messicani che, pur di sfuggire alla violenza delle bande armate e a quella domestica, cercano riparo negli Stati Uniti; buoni sono gli Stati Uniti che, pur di dimostrare ipocritamente e falsamente i muscoli contro i più deboli, dirigono le operazioni di costruzione di un muro che separi i due Paesi. Cattivi sono gli immigrati che sbarcano sulle coste italiane, greche e spagnole; buoni sono i “democraticissimi” e “civilissimi” Paesi occidentali. Ma nessun canale di informazione vi dirà mai come stanno veramente le cose. Nessun telegiornale vi dirà mai che nelle favelas i narcotrafficanti si contendono il controllo della zona cercando di imporre le proprie regole alla popolazione e che la polizia, per far rispettare l’ordine, non risparmia pestaggi e arresti sommari. Nessun giornale vi dirà mai che gli Stati Uniti d’America si servono del continuo flusso di forza lavoro a basso costo in arrivo da oltre frontiera per rafforzare la propria economia. Nessun film vi dirà mai che l’Occidente sfrutta, depauperandole, le terre da cui sono originari gli immigrati che cercano fortuna in Europa.

3) Alla luce di queste riflessioni, mi sono chiesta che cosa possiamo fare noi, cittadini comuni, non solo per impedire la diffusione di informazioni false, ma soprattutto per diffondere la verità. La mia risposta è sempre la stessa: Resistenza. Il mio concetto di ‘resistenza’ non indica un atto passivo, ma attivo. La resistenza non si limita a negare le false verità propinateci dai maggiori mezzi di comunicazione, ma deve consistere primariamente nella diffusione attiva della verità. La resistenza teme una cosa sola: la solitudine. Meno si partecipa alla causa della giustizia, più la disinformazione primeggerà. Meno si agisce da cittadini attivi a cui sta a cuore il benessere comune, più saranno diffusi la violenza, la disumanità e il malcontento. Se invece tutti noi facciamo la nostra parte, informandoci da quelle pochissime fonti non distorcenti la realtà dei fatti, la nostra attività di resistenza diventerà una voce grande, autorevole e – si spera – un giorno maggioritaria. Questo atteggiamento è sinonimo di solidarietà, di mutuo aiuto, di rispetto per la persona e per la sua dignità. Siate umani, siate resistenti.

 

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006 – Stupide imposizioni

Sono nella biblioteca della facoltà di Filosofia, dipartimento di Romanistica, Germanistica e Anglistica. Ho appena finito di scrivere un compito. Devo ancora consegnare tre lavori: uno entro la prima decade di marzo, il secondo entro la fine di marzo, l’altro entro la prima decade di aprile. Devo farlo. La società attuale ci spinge sovente a fare cose che non vogliamo fare. Questa svogliatezza è in parte dovuta all’effettiva inutilità – e, talvolta, anche dannosità – dei compiti ai quali siamo sottoposti, e dall’altra parte a un nostro difetto caratteriale, in ogni caso negativo, che va mutato.

Lavorare è bene, ma non nei termini e nelle condizioni che ci impone la società capitalistica. Vediamo da un lato gente che si suicida perché costretta a lavorare troppo, dall’altro lato gente che si suicida perché non lavora. Squilibri economici e sociali, esagerazioni da un lato e dall’altro che non portano mai a nulla di buono.

Guardavo prima fuori dalla finestra. Ho visto alcuni uccelli, di cui due corvi. E ho pensato: “Loro, liberi. Io, qui dentro”. Loro sono guidati dagli istinti della sopravvivenza e della conservazione della specie. Anche gli esseri umani. Ma allora perché loro non fanno le cose che fa solo il più stupido delle creature abitanti il pianeta? Loro non sono stupidi, né intelligenti. Non si può parlare di intelligenza né per gli animali domestici, né per quelli selvatici. Noi consideriamo intelligente un cane che si agita al pensiero del cibo quando sente determinati rumori e quando vede determinati movimenti da parte del suo padrone. Ma questa non è intelligenza. Si tratta di suoni e di azioni abituali a cui il cane sa per esperienza che segue l’offerta del cibo da parte del padrone. Gli animali, tutti, si adattano alle condizioni ambientali che li circondano. Il loro comportamento è dettato dai sentimenti. Amano chi si prende cura di loro, si fidano dello sconosciuto che dona loro una carezza per strada e vi si legano al punto da seguirlo, riponendo in lui ogni loro speranza di un futuro migliore.

L’uomo invece deve essere intelligente. E già solo in questo sta tutta la sua stupidità. Per meglio dire, la sua stupidità non sta nel fatto di dover essere intelligente, ma nel dover apparire tale. La sua stupidità sta nel comportarsi come la società dice che sia giusto, corretto, “intelligente” comportarsi.

Mi fermo qui per il momento.
A presto.