015 – Il popolo per il popolo

La storia si ripete. E noi non lo vediamo. Non vediamo il ritorno del Fascismo, sia che lo si consideri in qualità di ideologia malcelatamente mascherata dai partiti di Destra e dai partiti di ispirazione neoliberista, sia che lo si consideri come insieme di atteggiamenti in contrasto con i concetti di democrazia, di libertà e di morale. Per quanto riguarda il primo aspetto, considero Fratelli d’Italia, Forza Italia, Forza Nuova, Lega, CasaPound, Movimento 5 Stelle e Partito Democratico essere malauguratamente gli esponenti più rappresentativi di questa ondata fascista di ritorno. Per quanto concerne il secondo aspetto, basti pensare al clima di odio ingiustificato che si respira contro gli immigrati, le persone LGBTQIA, i non credenti, le donne che scelgono di abortire, gli imprenditori che lottano contro il racket, il pizzo, il caporalato; in generale, basti pensare all’odio che gli “italiani brava gente” covano contro i più deboli, contro gli emarginati, contro coloro che non hanno mai avuto voce in capitolo e, in generale, contro chi non si conforma alla tipologia di italiano medio che si va inesorabilmente formando in questi anni di cambiamento, complice il ruolo manipolatore e distruttivo dei canali di “informazione” che trovano posto nei mezzi di comunicazione di massa.

Se chiedessimo a un individuo qualsiasi che odia gli immigrati il perché della sua avversione contro questa categoria di persone, ci renderemmo ben presto conto della fatuità, della frivolezza, dell’inconsistenza delle sue argomentazioni perché basantisi sul sentito dire e non su fatti reali o su dati statistici certi, concreti, giacché questi ultimi smonterebbero ad una ad una le sue vanesie convinzioni. La stessa cosa dicasi per tutti coloro i quali odiano gli omosessuali, il femminismo, la parte sana della magistratura, della politica, della gente, vale a dire chi non si conforma e non vuole conformarsi alla piega che sta prendendo il nostro Paese a causa degli atti di violenza intellettuale e fisica dilaganti scaturiti da ignoranza, da incapacità all’ascolto, da incomprensione delle ragioni altrui, da chiusura mentale, da stereotipi di ogni tipo. La violenza genera violenza, così come l’ignoranza genera ignoranza e così via per tutti i processi mentali negativi, in un rovinoso giuoco di circoli viziosi.

Appare chiaro che l’Italia necessiti di una riforma dal basso, non proveniente dai salotti né da Palazzo Montecitorio. Perché il potere aiuta il potere, non il popolo. È sempre stato così. L’Italia necessita di un movimento dal basso che inneschi un gioco di circoli virtuosi. Se i diritti basilari del popolo non sono considerati dai piani alti della politica, sarà il popolo a dettare la sua legge. Il popolo per il popolo. Vanno condotte iniziative popolari di istruzione, di educazione, di acculturazione dal popolo per il popolo, cioè da parte di chi possiede le capacità per aiutare il prossimo in ciò che il prossimo non sa. Perché il sapere è potere. Le iniziative popolari devono riguardare ogni ambito del vivere civile. Ogni città potrà contare su casse comuni, su gruppi di acquisto popolare e solidale, su biblioteche libere e pubbliche, su orti dal lavoro e dai frutti comuni, su teatri, atelier e fucine di cultura sempre attivi, su artisti, musicisti, insegnanti, giardinieri, ecc. che siano guidati dall’unico e intramontabile spirito di mutuo aiuto, di solidarietà, di partecipazione al fine di raggiungere il benessere comune. In altre parole, il Comunismo.

 

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013 – Un punto (parziale) della situazione

Facciamo il punto della situazione. Immaginate un punto che diventa sempre più largo man mano ci avviciniamo ad esso, al punto che non sia più considerabile come punto. Immaginate questa figura come una ellisse o un cerchio. Immaginate adesso che sul perimetro della prima o sulla circonferenza dell’altra spuntino dei segnali di demarcazione simili a segmenti o punti:

Ellisse con punti

Si immagini ora che ciascun punto – o segmento – costituisca un tema del quale voglio parlare.

§ Avanzamento dei fascismi – Mi vien da dire poco a questo proposito, pur avendo la testa piena di pensieri che tingono di negativo qualsiasi azione fascista, forse perché ogni azione fascista è negativa. Questo presuppone – ed è ciò che penso – che esistano confini ben precisi per definire il bene e il male, o ciò che è bene e ciò che è male. Il fascismo non è solo Forza Nuova, Alleanza Nazionale, Fiamma Tricolore e compagnia brutta. Il fascismo è tutto quello che priva un essere umano della propria libertà; libertà di esprimersi, di fare o di non fare qualcosa, di pensare o di non pensare a qualcosa. Impedire a una donna di abortire è fascismo. Impedire a un uomo di vestirsi da donna è fascismo. Violentare è fascismo. Ricattare è fascismo. La mafia è fascismo. Il capitalismo è fascismo. Queste dunque le mie opinioni sull’applicabilità del termine ‘fascismo’ e sulla sua capacità di adattarsi a situazioni di varia natura ma che abbiano in comune la caratteristica della privazione della libertà.

§ Inquinamento – Mi vien da dire ancora meno per l’inquinamento che per l’avanzamento dei fascismi. Ripeto che il mondo sta andando in rovina a causa dell’essere umano e che l’intero sistema deve cambiare. Ma il sistema non è una persona con una personalità e un cervello autonomi, bensì è costituito da più individui. Quindi è ciascuno di noi a dover cambiare e se aspettiamo che sia l’altro a fare la prima mossa, sarà troppo tardi. In pillole: sono per la decrescita del numero di individui che popolano la Terra. Sono per la redistribuzione della ricchezza. Sono contro lo sfruttamento delle materie prime, qualsiasi esse siano. Sono per l’utilizzo delle fonti di energia rinnovabile. Sono per l’instaurazione di un diverso sistema economico; un sistema che metta al centro l’armonia reciproca tra tutti gli esseri viventi; un sistema in cui tutti siano la priorità e non solo l’essere umano.

Vi è dell’altro, tanto altro ancora che vorrei cambiasse; ma ne parlerò un’altra volta, forse. Per il momento, vi bastino le presenti informazioni, in gran parte già note.

004 – Rompi gli schemi

Rompere gli schemi ha sempre suscitato in me sensazioni positive, forse perché ho agito in questa direzione poche volte, dal momento che escludendo queste piccole azioni di ribellione, ho sempre ubbidito al volere delle autorità, vale a dire di familiari, educatori, compagni di classe pericolosi. D’altro canto, la sensazione di purezza, di freschezza, di giovialità che provo ogni qual volta rompo uno schema prestabilito da una qualsiasi autorità, può essere spiegata prendendo in considerazione non soltanto la bassa frequenza delle volte in cui mi ribello alla volontà educatoriale di maestri, professori, genitori, ecc., ma anche per via della giustezza che questo atto comporta nei miei stessi confronti.

Vi faccio un piccolo esempio. Oggi pomeriggio avrei dovuto seguire due lezioni di due ore cadauna. Quattro ore all’università, quattro ore del mio tempo che avrei sprecato, se avessi deciso di prendervi parte. Non sono contro l’istruzione, ma contro l’attuale sistema d’istruzione. Il che è diverso. Un po’ come alcuni europei che, stufi dell’aumento dei prezzi di beni e servizi nel proprio Paese, credono che il rimedio migliore per porre fine alla riduzione del loro potere d’acquisto sia ritornare alla vecchia valuta. Il ragionamento è sbagliato, illogico. Notate anche voi che il discorso non fila, che al suo interno vi è un salto, un corto circuito. La soluzione non sta nell’eliminazione del mezzo, ma nell’eliminazione (o nel cambiamento) del sovra-sistema che regola il mezzo e le sue interazioni all’interno del sub-sistema. Se sostituiamo la parola ‘sovra-sistema’ con “sistema capitalistico”, ‘mezzo’ con “moneta” e ‘sub-sistema’ con “sistema economico”, la frase precedente diventa così: la soluzione non sta nell’eliminazione della moneta, ma nell’eliminazione (o nel cambiamento) del sistema capitalistico che regola la moneta e le sue interazioni all’interno del sistema economico (di un determinato paese).

Associo il sistema capitalistico all’ideologia fascista, e cioè nei seguenti termini. Sandro Pertini diceva in un’intervista: «Il Fascismo per me non può essere considerato una fede politica. […] Il fascismo, a mio avviso, è l’antitesi delle fedi politiche. Il fascismo è in contrasto con le vere fedi politiche. Non si può parlare di fede politica parlando del fascismo, perché il fascismo opprimeva tutti coloro che non la pensavano come lui. Chi non era fascista era oppresso, e quindi non può parlare di vera fede politica chi opprime le fedi altrui. Io combatto, ma combatto sul terreno democratico». Forte di questa prospettiva, mi riallaccio al discorso precedente intorno all’economia capitalistica, la quale a mio avviso va non cambiata, ma eliminata. Come il fascismo.

Il verbo “cambiare” contiene al suo interno il concetto, l’idea di variazione, di spostamento (anche e soprattutto in senso metaforico) di qualcosa da uno stato A ad uno stato B, ma sempre all’interno di uno stesso sistema. Ad esempio, una frase come “il vento è cambiato” suggerisce che la direzione da cui soffia il vento è cambiata, ma ciò non significa che il vento non soffi più. Prendiamo ad esempio un’altra frase, come: “Gianni è cambiato molto rispetto a vent’anni fa”, ma sempre Gianni è. La stessa cosa vale per il capitalismo. Non puoi cambiare un sistema se hai in mente di sostituirlo con un altro. Per fare ciò devi prima eliminare, distruggere il sistema preesistente. Come farlo è un altro paio di maniche.