009 – Il mito di Persefone

Persefone è figlia unica di Demetra e di Zeus. Demetra è la dea del grano e dell’agricoltura. Madre e figlia abitano nei pressi di Enna.

Gli dèi non conoscono il tempo, né la mortalità; essi sono cioè eterni e sempre uguali a sé stessi. Persefone è un’eterna fanciulla inviolata e intoccata; senonché un giorno nell’Olimpo, dopo la battaglia contro i Titani, Zeus spartì il mondo con i suoi fratelli maggiori Poseidone e Ade sorteggiando i tre regni: Zeus ebbe in sorte i cieli e l’aria, Poseidone le acque e ad Ade toccò il regno dei morti.

Poseidone aveva tante ninfe con cui divertirsi; lo stesso dicasi per Zeus. Il povero Ade, invece, non aveva nessuno se non i defunti.

Fu così che un giorno Ade salì da Zeus per discutere della propria sorte meschina, lamentandosene. Zeus decise allora di riunire un concilio degli dèi al quale parteciparono anche le Parche, che intessono le fila delle vite umane. Demetra non prese parte al concilio, perché ella sapeva già che sua figlia non l’avrebbe mai lasciata. Demetra stessa, per amor di madre, non avrebbe mai accettato che la figlia si allontanasse da lei. Ma Ade al concilio fu autorizzato dagli altri dèi, Zeus compreso, a rapire Persefone e a farne la sua sposa.

Con la complicità di Venere e di Atena, Persefone venne indotta ad uscire di casa in un momento in cui Demetra non c’era. Il mito vuole che ella fosse intenta a raccogliere dei fiori sui prati nei pressi del Lago di Pergusa, quando all’improvviso la terra tremò e si aprì. Dal sottosuolo uscì Ade con una carrozza trainata da quattro cavalli neri come la pece. Il dio degli Inferi rapì Persefone e la portò via con sé nel regno dell’Oltretomba.

Quando Demetra tornò a casa, non trovandovi la figlia, si rese subito conto che era accaduto qualcosa di grave. Elio, il dio del Sole, grande testimone che vede tutto, decise di rivelare a Demetra la verità. Ella, infuriata, si recò da Zeus ponendogli due ricatti: in primo luogo, da quel momento in poi ella non sarebbe più andata all’Olimpo; in secondo luogo – cosa ancor più grave –, ella non avrebbe mai più fatto generare piante e fiori. Ciò significava che né gli dei, né gli uomini avrebbero più potuto nutrirsi e, quindi, sopravvivere.

Messo di fronte a questo ricatto, Zeus richiamò Ade e lo convinse a restituire Persefone alla madre. Ma quando gli dèi concedono una seconda chance, c’è sempre un vincolo da rispettare; in questo caso, affinché Persefone potesse tornare ad abbracciare sua madre, ella non avrebbe dovuto toccare cibo per tutto il periodo in cui si sarebbe trovata negli inferi. Questa era l’unica condizione affinché Persefone tornasse nel mondo dei vivi: non mangiare nulla.

Ascàlafo, un servitore di Ade, la vide però rompere il giuramento e testimoniò che Persefone aveva mangiato sei chicchi di melograno, il che significava che Persefone avrebbe dovuto rimanere per sempre nel regno dei morti. Demetra, infuriata per aver perso per sempre la figlia, lo trasformò in un gufo. Zeus dovette venire incontro tanto a Demetra quanto ad Ade. Fu così che si stabilì che Persefone fosse una dea di duplice natura: ella avrebbe trascorso una parte dell’anno nel mondo degli inferi come regina del regno dei morti, e l’altra parte dell’anno sulla superficie della Terra, con sua madre.

The-Rape-of-Proserpine-(after-Peter-Paul-Rubens)

Ratto di Proserpina di Willem Van Herp The Elder (1614-1677, Belgium)

 

Analisi del mito

Innanzitutto si osserverà che i chicchi di melograno sono di colore rosso. Il rosso, nel mondo antico, simboleggiava la morte. Il nero, invece, il lutto, ossia le conseguenze della morte per chi ancora vive.

Secondariamente, Persefone subisce una vera e propria metamorfosi, passando da fanciulla inviolata a donna, ossia ad essere capace di generare.

Persefone è altresì il simbolo della natura: trascorre l’inverno sottoterra, per poi uscire in primavera ridando vita a tutte le specie animali e vegetali. Come un seme: sotterrato in inverno, sboccia in primavera.

Il tempo di Persefone è ciclico e circolare come quello delle stagioni.

In alcune varianti del mito, Persefone è la madre di Bacco (o Dioniso). Quest’ultimo è anch’egli un dio dalle nature molteplici. È sfuggente e imprendibile.

A questo punto della trattazione, vale la pena indicare le denominazioni di Demetra e Dioniso presso tre popolazioni antiche: i greci, gli italici e i latini:

 

GRECI ITALICI LATINI
Demetra Pomona Cerere
Dioniso Vertumno Bacco

 

Nel nome datogli dagli italici, il dio della linfa vitale e della vegetazione ha qualcosa che lo avvicina al mondo della poesia. Nel nome ‘Vertumno’, infatti, è possibile riscontrare la radice indoeuropea del verbo latino VERTĔRE, ‘girare’, ‘cambiare’, ‘trasformare’ ‘fare versi’, ‘andare a capo’. Già gli antichi eruditi e i poeti latini facevano derivare il suo nome da questo verbo; di conseguenza, Vertumno era il dio dell’annus vertens e aveva la facoltà di poter cambiare aspetto.

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