004 – Rompi gli schemi

Rompere gli schemi ha sempre suscitato in me sensazioni positive, forse perché ho agito in questa direzione poche volte, dal momento che escludendo queste piccole azioni di ribellione, ho sempre ubbidito al volere delle autorità, vale a dire di familiari, educatori, compagni di classe pericolosi. D’altro canto, la sensazione di purezza, di freschezza, di giovialità che provo ogni qual volta rompo uno schema prestabilito da una qualsiasi autorità, può essere spiegata prendendo in considerazione non soltanto la bassa frequenza delle volte in cui mi ribello alla volontà educatoriale di maestri, professori, genitori, ecc., ma anche per via della giustezza che questo atto comporta nei miei stessi confronti.

Vi faccio un piccolo esempio. Oggi pomeriggio avrei dovuto seguire due lezioni di due ore cadauna. Quattro ore all’università, quattro ore del mio tempo che avrei sprecato, se avessi deciso di prendervi parte. Non sono contro l’istruzione, ma contro l’attuale sistema d’istruzione. Il che è diverso. Un po’ come alcuni europei che, stufi dell’aumento dei prezzi di beni e servizi nel proprio Paese, credono che il rimedio migliore per porre fine alla riduzione del loro potere d’acquisto sia ritornare alla vecchia valuta. Il ragionamento è sbagliato, illogico. Notate anche voi che il discorso non fila, che al suo interno vi è un salto, un corto circuito. La soluzione non sta nell’eliminazione del mezzo, ma nell’eliminazione (o nel cambiamento) del sovra-sistema che regola il mezzo e le sue interazioni all’interno del sub-sistema. Se sostituiamo la parola ‘sovra-sistema’ con “sistema capitalistico”, ‘mezzo’ con “moneta” e ‘sub-sistema’ con “sistema economico”, la frase precedente diventa così: la soluzione non sta nell’eliminazione della moneta, ma nell’eliminazione (o nel cambiamento) del sistema capitalistico che regola la moneta e le sue interazioni all’interno del sistema economico (di un determinato paese).

Associo il sistema capitalistico all’ideologia fascista, e cioè nei seguenti termini. Sandro Pertini diceva in un’intervista: «Il Fascismo per me non può essere considerato una fede politica. […] Il fascismo, a mio avviso, è l’antitesi delle fedi politiche. Il fascismo è in contrasto con le vere fedi politiche. Non si può parlare di fede politica parlando del fascismo, perché il fascismo opprimeva tutti coloro che non la pensavano come lui. Chi non era fascista era oppresso, e quindi non può parlare di vera fede politica chi opprime le fedi altrui. Io combatto, ma combatto sul terreno democratico». Forte di questa prospettiva, mi riallaccio al discorso precedente intorno all’economia capitalistica, la quale a mio avviso va non cambiata, ma eliminata. Come il fascismo.

Il verbo “cambiare” contiene al suo interno il concetto, l’idea di variazione, di spostamento (anche e soprattutto in senso metaforico) di qualcosa da uno stato A ad uno stato B, ma sempre all’interno di uno stesso sistema. Ad esempio, una frase come “il vento è cambiato” suggerisce che la direzione da cui soffia il vento è cambiata, ma ciò non significa che il vento non soffi più. Prendiamo ad esempio un’altra frase, come: “Gianni è cambiato molto rispetto a vent’anni fa”, ma sempre Gianni è. La stessa cosa vale per il capitalismo. Non puoi cambiare un sistema se hai in mente di sostituirlo con un altro. Per fare ciò devi prima eliminare, distruggere il sistema preesistente. Come farlo è un altro paio di maniche.

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